Dopo i post precedenti che presentavano sinteticamente il progetto e descrivevano la sua nascita e sviluppo, iniziamo a entrare nel merito parlando della scrittura del film.
Ho fatto diverse domande ai Fabios riguardo questa importante fase preparatoria e le risposte che mi sono giunte mi hanno parecchio stupito. Personalmente non pensavo che il processo di scrittura di una sceneggiatura fosse così lungo e macchinoso.
Credevo impiegasse al massimo il 10 - 15 % della produzione di un film (da un punto di vista temporale), ed invece mi rendo conto che è così fondamentale che tutto si gioca lì ancor prima che sul set.
Fabio e Fabio hanno dovuto adeguare lo script alle modifiche che il progetto ha incontrato strada facendo : aumento del budget, richiesta di sottotrame e scene aggiuntive da parte dei finanziatori, difficoltà di traduzione e così via.
Chissà quand’è che finalmente si potrà dichiarare concluso il processo di revisione e congelare lo script….probabilmente avverrà a pochi minuti dallo shooting, così come fu per alcune riprese del signore degli anelli…(anzi no! Lì i dialoghi venivano modificati addirittura durante le riprese…) Comunque leggete il post e fatevi un idea voi…
SOGGETTO E TRATTAMENTO
“Dopo aver definito il soggetto del film siamo passati ad elaborare il trattamento.
Fu necessario un duro lavoro, sicuramente importante non meno dello scrivere la sceneggiatura, poiché è nella fase del trattamento che si definisce l’intreccio degli eventi, la divisione in tre atti, il ritmo del film… Sono state necessarie suppergiù tre settimane per circa nove pagine di trattamento. In questo passaggio di scrittura abbiamo già iniziato a cercare l’equilibrio della storia tra suspance e azione… Avendo a che fare con un horror, c’è anche l’incognita “morti”. Quanti sono? Saranno troppi? In che ordine devono morire? In che punto della sceneggiatura per non ammassarli né disseminare regolarmente tutta la storia di omicidi? In che modo ammazziamo i nostri personaggi? Volendo scrivere un bel film e non il solito stupido teen-horror, era importante porre le basi per uno sviluppo drammatico e per un sottotesto interessante. Di solito il sottotesto in questo tipo di film è nullo…noi abbiamo inserito tematiche relative alla violenza, all’istinto e ad una interrelazione di questi elementi con la struttura sociale nella quale viviamo… Legandole profondamente alla storia e non lasciandole come un mero contorno slegato dalla portata principale. Una cosa importante era inoltre per noi creare delle premesse che facessero immedesimare il pubblico…così dopo avrebbe avuto più paura. Se un mostro arriva dopo 3 minuti, magari ti fa fare il salto sulla sedia, ma non crea vera tensione o vera paura…perché il film è appena cominciato e tu non sei ancora entrato in quel mondo…un mondo in cui ci sono i mostri e te li faccio vedere con nonchalance. Se invece per buona parte del primo atto ti prendo per mano, ti faccio conoscere i personaggi e ti inserisco nel loro mondo…quando avranno paura loro, avrai paura anche tu.
Quando penso a questa cosa, mi torna alla mente un videogioco, Silent Hill 2. La sequenza iniziale di questo survival horror è molto lenta. E’ una cosa che agisce a livello inconscio, ma credo abbia funzionato molto su tutti i videogiocatori… Nei primi 10/15 minuti (che in un videogames non sono pochi) ti ritrovi in un bagno, guardi un panorama dall’alto di una collina, e scendi verso la cittadina. Punto. Non fai altro. La strada verso la cittadina è davvero lunga, e tu cammini lentamente in questo bosco. Più vai avanti, e più hai paura… Guardando il making of ho visto i programmatori che spiegavano che questa lunga entrata era voluta, nel loro intento serviva ad aumentare l’immedesimazione e la paura. Tornando a My Favourite Game, un’altra cosa che non volevamo clonare dagli altri film erano le morti dei personaggi… Così ci siamo posti il problema di come far morire i nostri personaggi, immaginandoci alcuni modi per sorprendere o spiazzare talvolta il pubblico. La ricerca però non è stata sempre nel modo in cui morivano, ma nel modo in cui l’avremmo presentato poi girandolo. Questo vuol dire che anche in una fase di trattamento, essendo i registi, iniziamo già a immaginare certi momenti chiave. Non viviamo mai scrittura e regia come momenti completamente scissi.”
SCENEGGIATURA
“Ovviamente la stesura della prima sceneggiatura ha richiesto più tempo.
Abbiamo impiegato più o meno un mese e mezzo a scrivere la prima versione, sulla base del trattamento precedentemente preparato. Poi sono seguite le diverse revisioni… Attualmente stiamo lavorando alla sesta versione (si parla di Maggio 2006 NdGhizzo). Dovrebbe essere quella finale.
La produzione sta attualmente procedendo con la traduzione dell’ultima stesura e il raffronto con gli storyboard, così da poter “lockare” o “congelare” lo script” (in realtà le cose cambieranno ancora, come vi spiegheremo nei post futuri… NdGhizzo).
Il passaggio dal trattamento alla prima stesura non ha visto molti cambiamenti…anzi, siamo stati piuttosto fedeli. Questo perché lavorammo molto sul trattamento. Il risultato fu una sceneggiatura molto asciutta, quasi essenziale. Volevamo una storia cruda e senza fronzoli, che nel momento follia e panico scaturita dalle azioni, andasse al sodo senza perdersi nei cliché scolastici di questo genere di film. Gli horror migliori sono ovviamente quelli che sanno fare paura, e quelli che sanno fare paura sono quelli imprevedibili. Mentre l’azione era estremamente semplice, i dialoghi erano scritti con un tono leggermente sofisticato. Questo perché non volevamo, ancora una volta, i tipici protagonisti giovani e bellini e imbecilli, messi lì senza un cazzo da dire. Insomma, l’abbiamo scritta senza badare troppo alle regole di scrittura (che però è sempre meglio conoscere), ma fidandoci più del nostro istinto. I professori seguono i libri, i creatori dovrebbero seguire la propria sensibilità.”
CAMBIAMENTI NELLE VARIE STESURE
“Dalla prima alla seconda stesura il film è cambiato molto.
Abbiamo dovuto aggiungere una quindicina di pagine (nel prossimo post sulla sceneggiatura vi spiegheremo nel dettaglio perché NdGhizzo), su direttive della produzione e del loro Head of Development, Fabrizio Aghilar, introducendo diversi elementi di sottotrame, nuove scene, ecc. ecc.
Il film, come il progetto, è migrato leggermente di stesura in stesura dal “pauroso vedo/non-vedo” indipendente al “ti faccio vedere le cose giuste” di una produzione più ambiziosa. Parallelamente, la sceneggiatura è cambiata e si è trasformata da uno script cattivo, indipendente, crudo e incurante delle regole di scrittura ed esigenze tipiche del mercato, a uno script che tenta di declinare le esigenze del mercato e della produzione secondo una chiave interessante e artisticamente viva. Prima era un copione spiazzante con degli elementi di scrittura classici, ora è un copione di impianto di scrittura classica con degli elementi spiazzanti. Non per questo diventa meno bello…è solo un fattore di scelte e di gusto. In tutti i cambiamenti però (voluti dalla produzione o da noi), manteniamo il seguente criterio “ciò che non ci piace, non si fa”.
Questo permette di mantenere la sceneggiatura così come noi la vogliamo, cercando di soddisfare i bisogni di tutti (tra cui i nostri) di migliorare il lavoro senza però tradire mai la nostra visione.
L’ultima versione sta subendo cambiamenti corposi in quanto adattamento sugli storyobard (richiesto dalla produzione). Disegnando il film inquadratura per inquadratura, visualizzandolo, anche il susseguirsi delle scene è cambiato. Abbiamo aggiunto, tolto, modificato. Adattato appunto da un linguaggio scritto ad una prima forma di linguaggio visivo, il disegno, comunque strumentale ad una finalizzazione filmica. Creare lo storyboard complessivo del film ed utilizzarlo come punto di riferimento ha portato il racconto ad un nuovo livello narrativo.”
(Intervista rilasciata il 30 – 5 – 2006)


